Sorgente dei terremoti del 18/1/17 «La faglia di Campotosto mancava ancora all’appello» (Galadini,INGV)

La faglia dei Monti della Laga, conosciuta anche come faglia del Monte Gorzano o faglia di Campotosto-Amatrice, è una struttura complessa, di lunghezza pari a circa 30 km e bordiera rispetto ai bacini di Amatrice a nord e Campotosto a sud. È orientata circa NNW-SSE con immersione verso SW di 60°-70°.
Similmente alla faglia del Gran Sasso ed a quella di Sulmona essa è posta esternamente (ad est) del fascio di faglie sismogenetiche principali dell’appennino e similmente ad esse appare “silente”.►continua a leggere
Tuttavia i suoi ratei di movimento stimati in un periodo corrispondente all’Olocene denunciano chiaramente che la sua prossima riattivazione non dovrebbe essere molto lontana (nel senso che l’elapsed time, invero il tempo trascorso dalla sua ultima attivazione, è circa paragonabile ad un suo possibile tempo medio di ritorno).
Nella zona di Camposto essa è costituita da due segmenti principali a quote diverse, il più occidentale dei quali è stato indagato per mezzo di trincee paleosismologiche.
Dette analisi hanno permesso di accertare che la faglia, pur non avendo associata sismicità storica rilevante, si è attivata ripetutamente nel corso dell’Olocene, sicuramente negli ultimi 8000 anni.
Purtroppo, l’assenza di depositi recenti databili con sicurezza non ha permesso la scansione degli eventi in maniera univoca, ma i ratei di movimento calcolati durante l’Olocene (0.7-0.9) evidenziano il ripetersi di eventi di fagliazione di superficie non diversi a quelli delle altre strutture sismogenetiche riconosciute in appennino centrale.
La faglia corre esclusivamente in zona montana, priva di insediamenti abitativi di importanza (Campotosto è ubicato ad oltre un chilometro nell’hanging-wall della faglia). Tuttavia essa lambisce una delle tre dighe a gravità ordinaria (Diga Rio Fucino, alta 44 m) del Lago (224 milioni di metri cubi d’invaso), la cui rottura in caso di fagliazione comporterebbe un’ondata di piena lungo il corso d’acqua drenante l’invaso, le cui conseguenze devono essere attentamente valutate e mitigate. [fonte: INGV, 2009]
LE CONSIDERAZIONI DEL GEOLOGO
Il dottor Leo Adamoli, coordinatore nazionale della Sezione di Geologia Ambientale della Società Geologica Italiana, il 25 gennaio 2017 ha rilasciato un comunicato riguardante questa faglia.
«In riferimento alla Faglia dei Monti della Laga (borda ad occidente l’omonima catena e si sviluppa, nell’estremo settore meridionale, lungo il confine tra il comune di Crognaleto ed il comune di Campotosto), studi ed analisi paleosismologiche hanno già da tempo accertato che tale segmento di faglia si è ripetutamente attivato negli ultimi 8000 anni, e tale faglia nell’attuale sequenza sismica in atto nella provincia de L’Aquila ha dato origine, lo scorso 18 gennaio, ai 4 eventi sismici di magnitudo Mw variabile da 5.0 a 5.5.
L’assenza di terremoti storici importanti (Mw > 6 ), riferibili all’attivazione della Faglia dei Monti della Laga, consente di definire tale sorgente sismogenetica (similmente alla Faglia delle Tre Selle) come “silente” in epoca storica, ma non si può naturalmente escludere la possibilità di futuri forti terremoti con magnitudo Mw massima attesa pari a 6.5 – 6.7 e quindi un elevato livello di pericolosità sismica per le aree prossime a tale sorgente.
A tale proposito è opportuno ricordare che la “Faglia dei Monti della Laga” corre a breve distanza (circa 160 metri) dalla diga di Rio Fucino del Lago di Campotosto (224 milioni di metri cubi d’invaso) e che in caso di rotture di faglia in superficie (massimo rigetto superficiale atteso intorno al metro), i possibili gravi danneggiamenti e comunque l’eventuale rottura della suddetta diga in calcestruzzo, alta 44 metri, causerebbe un’onda di piena lungo il Rio Fucino, e quindi sul fondovalle del Fiume Vomano, le cui conseguenze non sono ancora state adeguatamente valutate e mitigate.
Si esclude invece la possibilità di importanti fenomeni franosi che, coinvolgendo i rilievi circostanti il lago di Campotosto, possono dare corso ad un “effetto Vajont”, in quanto non sussistono le condizioni geomorfologiche e geologico-strutturali necessarie per il verificarsi di tale evento.
Si segnala infine l’urgente necessità di ulteriori indagini e studi sulla “Faglia dei Monti della Laga” e naturalmente sulla diga del Rio Fucino sia per un’approfondita analisi degli scenari di rischio sia per una attenta valutazione delle eventuali variazioni che lo svuotamento più o meno rapido del bacino artificiale potrebbe apportare allo stato tensionale della faglia stessa».

(fonte ►6aprile.it )

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