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	<title>ALL REDS &#187; Amatrice</title>
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	<description>« No man is an island » - John Donne</description>
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		<title>A. Martelli: “Comitato Terra Nostra-2016”</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2017 16:05:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Admin A©</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Per problemi geologici, in alcuni posti la ricostruzione è del tutto sconsigliabile”
L’Aquila. In un’intervista rilasciata all’Huffington Post il sismologo Alessandro Martelli, ingegnere, numero due dell’Associazione Internazionale per i Sistemi Antisismici e presidente della commissione tecnica del  del Comune di Accumoli, dichiara:
“Ricostruire i paesi delle zone colpite dal terremoto come erano e dove erano? È [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><strong>“Per problemi geologici, in alcuni posti la ricostruzione è del tutto sconsigliabile”</strong></p></blockquote>
<p>L’Aquila. In un’intervista rilasciata all’Huffington Post il sismologo <strong>Alessandro Martell</strong>i, ingegnere, numero due dell’Associazione Internazionale per i Sistemi Antisismici e presidente della commissione tecnica del  del Comune di Accumoli, dichiara:<span id="more-4453"></span></p>
<p>“Ricostruire i paesi delle zone colpite dal terremoto come erano e dove erano? È tutto da verificare, in moltissimi casi è sconsigliabile”.  , almeno se si vuole evitare che accada di nuovo quello che è già successo in questi mesi. Si possono riutilizzare le pietre degli edifici storici di pregio, se ne vale la pena. Il modello potrebbe essere il Castello di Gemona la cui torre ha al suo interno un telaio di acciaio e dissipatori antisismici. Gli stessi sistemi antiscosse possono essere applicati ai palazzi pubblici strategici, penso alle scuole, agli ospedali, ai municipi, ma non dappertutto. In certe aree non eviterebbero i crolli”.</p>
<p>Inoltre lo studioso torna a lanciare l’allarme per la faglia Abruzzese di Montereale, sorvegliata speciale in questi giorni, che ha originato il sisma del 18 gennaio scorso, con una sequenza atipica prima d’ora sconosciuta ai sismologi.</p>
<p>Nell&#8217;Italia centrale il terreno si è abbassato. Come lo spiega?<br />
“La faglia si è allargata. La componente verticale del sisma è stata molto forte, si è aggiunta a quella orizzontale e ha provocato uno smottamento del terreno sotto la superficie. Il fenomeno si è esteso a territori vicini, prevalentemente a nord e ad est. Insomma c’è stato un effetto domino che può aver caricato anche una faglia non lontana, in questo caso quella dell’Abruzzo. Penso in particolare a quella di Montereale, l’epicentro del sisma devastante del 1703 e della prima delle scosse del 18 gennaio”.</p>
<p>In 4 ore sono state quattro.<br />
“E di magnitudo compresa fra 5 e 5,5 gradi. Un fenomeno che non avevo mai osservato in vita mia”.</p>
<p>In ogni caso si parla di questi argomenti solo nelle situazioni di emergenza. Poi si inabissano. Fino alla sciagura successiva.<br />
“Purtroppo si ragiona di terremoti solo dopo i disastri. Questo ci porta a mettere fra parentesi il tema della prevenzione, delle cose che si dovrebbero fare prima degli eventi sismici. Continuiamo a trascurare la possibilità che terremoti possano colpire, per esempio, zone che in passato hanno conosciuto sismi ben più gravi di quello in atto nell’Italia Centrale”.</p>
<p>A quali località sta pensando?<br />
“Soprattutto alla Calabria meridionale e alla Sicilia sudorientale. In quelle aree mi risulta che si temano decine di migliaia di vittime nel caso che si ripetano terremoti come, ad esempio, quelli del 1908 o del 1693, i sismi di Messina e della Val di Noto”.</p>
<p>Quanta parte degli edifici italiani potrebbe essere a rischio?<br />
“Dal 70 all’80 per cento del costruito non regge a terremoti già avvenuti in passato nell’area nella quale si trovano. Il dato sulla percentuale di territorio italiano a rischio sismico era conosciuto già nel 1998, ma la discussione fra lo Stato e le Regioni sulle rispettive competenze ha ritardato fino al 2003 l’entrata in vigore della legge che ha sancito la nuova classificazione”.</p>
<p>Viviamo nella Repubblica del rinvio.<br />
“Dal 2003 le verifiche di vulnerabilità sismica degli edifici strategici e pubblici sono obbligatorie. Ma la data di completamento dei controlli , grazie a provvedimenti come i decreti “Milleproroghe”, è slittata almeno fino al 31 marzo 2013”.</p>
<p>(fonte ►<a href="http://www.abruzzolive.it/?p=56445"> Abruzzo live</a>)</p>
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		<title>Metanodotto e aere sismiche</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2017 18:36:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Admin A©</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ll metanodotto Snam attraversa tutte le aree sismiche dell’Italia centrale, compreso il comprensorio aquilano
Si chiama  “Che ne sai del progetto Snam” l’incontro informativo che organizza 3e32 a CaseMatte, nell’ex ospedale psichiatrico di Collemaggio all’Aquila, il prossimo mercoledì 8 febbraio, alle ore 18.
L’incontro pubblico è organizzato insieme agli attivisti e alle attiviste della Rete Adriatica No [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.6aprile.it/wp-content/uploads/2011/09/metanodotto_snam.jpg" alt="" />ll metanodotto Snam attraversa tutte le aree sismiche dell’Italia centrale, compreso il comprensorio aquilano<br />
Si chiama  “Che ne sai del progetto Snam” l’incontro informativo che organizza 3e32 a CaseMatte, nell’ex ospedale psichiatrico di Collemaggio all’Aquila, il prossimo mercoledì 8 febbraio, alle ore 18.<br />
L’incontro pubblico è organizzato insieme agli attivisti e alle attiviste della Rete Adriatica No Snam e Altre Menti di Sulmona, che <span id="more-4441"></span>saranno presenti all’iniziativa. L’opposizione al progetto della grande opera del metanodotto Snam assume ancora più importanza alla luce del tragico sciame sismico che ha investito l’Appennino centrale da agosto ad oggi.</p>
<p>Una operazione commerciale che promette lauti profitti a vantaggio esclusivo della società proponente. E gravi conseguenze per i territori interessati dal passaggio della grande opera: oltre all’attraversamento in aree altamente sismiche, infatti, ci sono pericoli per esplosioni, e poi tre parchi nazionali, uno regionale ed oltre venti siti ambientali di rilevanza comunitaria sventrati; terreni sottratti alle colture e agli usi civici; problemi connessi all’attraversamento di bacini imbriferi.<br />
Un tubo lungo 687 chilometri, con un diametro di 120 cm e 40 metri di servitù, che incombe anche sull’entroterra aquilano, compreso il capoluogo di regione. L’assemblea dell’Aquila affronterà le criticità della grande opera e le ripercussioni sull’ambiente e sulle economie locali della sua eventuale costruzione, con il contributo dei comitati cittadini di Sulmona e del collettivo Altrementi Valle peligna, e discuterà delle azioni di contrasto da adottare. Come cittadini del territorio aquilano siamo tutti invitati ad esserci!<br />
____<br />
INFO e CONTATTI<br />
caseMatte Collemaggio, Ex Ospedale Psichiatrico L’Aquila<br />
www.3e32.org<br />
info.3e32@gmail.com</p>
<p>(fonte ►<a href="http://www.6aprile.it/featured/2017/02/06/metanodotto-e-aree-sismiche-incontro-a-laquila.html">6aprile.it</a>)</p>
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		<title>«La faglia di Campotosto mancava ancora all&#8217;appello» (Galadini,INGV)</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2017 18:17:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Admin A©</dc:creator>
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«La faglia di Campotosto mancava ancora all&#8217;appello. Lo sapevamo ed è accaduto»; lo spiega Fabrizio Galadini, responsabile della sede dell’Aquila dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia.
di Antonio Maria Mira, AVVENIRE – “La faglia di Campotosto mancava ancora all’appello della lunga serie di scosse iniziata il 24 agosto. Lo sapevamo ed è accaduto. È un sistema [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.6aprile.it/wp-content/uploads/2017/02/montereale_campotosto_faglia_gorzano_18gennaio2017-700x434.jpg" alt="" /></p>
<p>«La faglia di Campotosto mancava ancora all&#8217;appello. Lo sapevamo ed è accaduto»; lo spiega Fabrizio Galadini, responsabile della sede dell’Aquila dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia.<br />
di Antonio Maria Mira, AVVENIRE – “La faglia di Campotosto mancava ancora all’appello della lunga serie di scosse iniziata il 24 agosto. <span id="more-4434"></span>Lo sapevamo ed è accaduto. È un sistema collegato che prima si è attivato verso nord e ora verso sud”. Così ci spiega Fabrizio Galadini, responsabile della sede dell’Aquila dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. Capotosto è affacciato al lago omonimo, nel Parco nazionale del Gran Sasso, tra Abruzzo e Lazio.<br />
Perché lo sapevate?<br />
Lì c’è una faglia che sapevamo tutti quanti che non aveva ancora rilasciato terremoti. Lo abbiamo detto e lo abbiamo scritto. È il tratto di Campotosto della grande faglia della Laga che già si era attivata con le scosse di Amatrice nella sua parte settentrionale e che ora si è messa in movimento a sud-est con questi tre terremoti.<br />
Terremoto previsto, dunque?<br />
Diciamo che era abbastanza chiaro che lì c’era un vuoto di sismicità. Questa faglia, che corre alle pendici del monte Gorzano, non aveva rilasciato terremoti. Solo nel 2009 dopo il terremoto dell’Aquila c’era stato un 5.4, ma poi più nulla.<br />
E prima?<br />
Se andiamo a vedere la storia sismica non c’è un terremoto riferibile a quella faglia. Siccome non c’è, presumibilmente sono molti secoli che quella faglia non rilascia terremoti forti, per cui già dal 2009 noi abbiamo una grande attenzione per quella zona e a maggior ragione adesso.<br />
E ora?<br />
Con queste tre scosse non si risolve il problema. Questa faglia potenzialmente è in grado di generare terremoti molto più forti, anche 6.5. Con tre terremoti superiori a 5 non si riempie questa potenzialità.<br />
Perché potrebbe generare scosse ancora più forti?<br />
Perché è lunga 20 chilometri. La grandezza di un terremoto è legata alla dimensione della frattura che si genera nella crosta. La lunghezza della faglia di Campotosto è compatibile con una magnitudo di 6.5. Ce ne vorrebbero circa trenta di magnitudo 5. E invece con quello del 2009 siamo solo a quattro.<br />
C’è da aspettarsi altro?<br />
La gente penserà che ora la faglia di Campotosto ha dato ed è finita lì. Non è così. Magari ora per decenni non ci sarà più nessun terremoto forte, però potrebbe pure farlo.<br />
E ora quale altra faglia è a rischio?<br />
Ci sarebbe quella di Campo Imperatore e del Gran Sasso. Una faglia enorme, subito successiva a quella di Campotosto, e che non ha mai rilasciato terremoti storici. Sta là. Speriamo…</p>
<pre>(Fonte ►<a href="http://">6aprile.it</a>)</pre>
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		<title>La faglia di Campotosto</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2017 18:06:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Admin A©</dc:creator>
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La faglia dei Monti della Laga, conosciuta anche come faglia del Monte Gorzano o faglia di Campotosto-Amatrice, è una struttura complessa, di lunghezza pari a circa 30 km e bordiera rispetto ai bacini di Amatrice a nord e Campotosto a sud. È orientata circa NNW-SSE con immersione verso SW di 60°-70°.
Similmente alla faglia del Gran [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.6aprile.it/wp-content/uploads/2017/02/faglia_monti_laga_campotosto_gorzano-700x488.jpg" alt="" /></p>
<p>La faglia dei Monti della Laga, conosciuta anche come faglia del Monte Gorzano o faglia di Campotosto-Amatrice, è una struttura complessa, di lunghezza pari a circa 30 km e bordiera rispetto ai bacini di Amatrice a nord e Campotosto a sud. È orientata circa NNW-SSE con immersione verso SW di 60°-70°.<br />
Similmente alla faglia del Gran Sasso ed a quella di Sulmona essa è posta esternamente (ad est) del fascio di faglie sismogenetiche principali dell’appennino e similmente ad esse appare “silente”.<span id="more-4430"></span>►continua a leggere<br />
Tuttavia i suoi ratei di movimento stimati in un periodo corrispondente all’Olocene denunciano chiaramente che la sua prossima riattivazione non dovrebbe essere molto lontana (nel senso che l’elapsed time, invero il tempo trascorso dalla sua ultima attivazione, è circa paragonabile ad un suo possibile tempo medio di ritorno).<br />
Nella zona di Camposto essa è costituita da due segmenti principali a quote diverse, il più occidentale dei quali è stato indagato per mezzo di trincee paleosismologiche.<br />
Dette analisi hanno permesso di accertare che la faglia, pur non avendo associata sismicità storica rilevante, si è attivata ripetutamente nel corso dell’Olocene, sicuramente negli ultimi 8000 anni.<br />
Purtroppo, l’assenza di depositi recenti databili con sicurezza non ha permesso la scansione degli eventi in maniera univoca, ma i ratei di movimento calcolati durante l’Olocene (0.7-0.9) evidenziano il ripetersi di eventi di fagliazione di superficie non diversi a quelli delle altre strutture sismogenetiche riconosciute in appennino centrale.<br />
La faglia corre esclusivamente in zona montana, priva di insediamenti abitativi di importanza (Campotosto è ubicato ad oltre un chilometro nell’hanging-wall della faglia). Tuttavia essa lambisce una delle tre dighe a gravità ordinaria (Diga Rio Fucino, alta 44 m) del Lago (224 milioni di metri cubi d’invaso), la cui rottura in caso di fagliazione comporterebbe un’ondata di piena lungo il corso d’acqua drenante l’invaso, le cui conseguenze devono essere attentamente valutate e mitigate. [fonte: INGV, 2009]<br />
LE CONSIDERAZIONI DEL GEOLOGO<br />
Il dottor Leo Adamoli, coordinatore nazionale della Sezione di Geologia Ambientale della Società Geologica Italiana, il 25 gennaio 2017 ha rilasciato un comunicato riguardante questa faglia.<br />
«In riferimento alla Faglia dei Monti della Laga (borda ad occidente l’omonima catena e si sviluppa, nell’estremo settore meridionale, lungo il confine tra il comune di Crognaleto ed il comune di Campotosto), studi ed analisi paleosismologiche hanno già da tempo accertato che tale segmento di faglia si è ripetutamente attivato negli ultimi 8000 anni, e tale faglia nell’attuale sequenza sismica in atto nella provincia de L’Aquila ha dato origine, lo scorso 18 gennaio, ai 4 eventi sismici di magnitudo Mw variabile da 5.0 a 5.5.<br />
L’assenza di terremoti storici importanti (Mw &gt; 6 ), riferibili all’attivazione della Faglia dei Monti della Laga, consente di definire tale sorgente sismogenetica (similmente alla Faglia delle Tre Selle) come “silente” in epoca storica, ma non si può naturalmente escludere la possibilità di futuri forti terremoti con magnitudo Mw massima attesa pari a 6.5 – 6.7 e quindi un elevato livello di pericolosità sismica per le aree prossime a tale sorgente.<br />
A tale proposito è opportuno ricordare che la “Faglia dei Monti della Laga” corre a breve distanza (circa 160 metri) dalla diga di Rio Fucino del Lago di Campotosto (224 milioni di metri cubi d’invaso) e che in caso di rotture di faglia in superficie (massimo rigetto superficiale atteso intorno al metro), i possibili gravi danneggiamenti e comunque l’eventuale rottura della suddetta diga in calcestruzzo, alta 44 metri, causerebbe un’onda di piena lungo il Rio Fucino, e quindi sul fondovalle del Fiume Vomano, le cui conseguenze non sono ancora state adeguatamente valutate e mitigate.<br />
Si esclude invece la possibilità di importanti fenomeni franosi che, coinvolgendo i rilievi circostanti il lago di Campotosto, possono dare corso ad un “effetto Vajont”, in quanto non sussistono le condizioni geomorfologiche e geologico-strutturali necessarie per il verificarsi di tale evento.<br />
Si segnala infine l’urgente necessità di ulteriori indagini e studi sulla “Faglia dei Monti della Laga” e naturalmente sulla diga del Rio Fucino sia per un’approfondita analisi degli scenari di rischio sia per una attenta valutazione delle eventuali variazioni che lo svuotamento più o meno rapido del bacino artificiale potrebbe apportare allo stato tensionale della faglia stessa».</p>
<pre>(fonte ►<a href="http://www.6aprile.it/featured/2017/02/06/la-faglia-dei-monti-della-laga-o-campotosto-o-gorzano.html">6aprile.it</a> )</pre>
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		<title>Sorgente dei terremoti del 18/1/17</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2017 10:17:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Admin A©</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le analisi sui dati da satellite hanno consentito di misurare i movimenti del suolo generati dai 4 eventi sismici di magnitudo da 5 a 5.5 che si sono verificati il 18 gennaio scorso nell’area di Montereale, e di individuare la faglia sorgente dei terremoti.
Tale attività è coordinata dal Dipartimento della Protezione Civile (DPC) e viene [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.6aprile.it/wp-content/themes/newswire/includes/timthumb.php?src=wp-content/uploads/2017/02/2017-01-18_sorgente_terremoti.jpg&amp;h=300&amp;w=1020;zc=1" alt="INGV, INDIVIDUATA LA SORGENTE DEI TERREMOTI DEL 18 GENNAIO 2017" />Le analisi sui dati da satellite hanno consentito di misurare i movimenti del suolo generati dai 4 eventi sismici di magnitudo da 5 a 5.5 che si sono verificati il 18 gennaio scorso nell’area di Montereale, e di individuare la faglia sorgente dei terremoti.<br />
Tale attività è coordinata dal Dipartimento della Protezione Civile (DPC) e viene svolta da un team di ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) e dell’Istituto per il Rilevamento Elettromagnetico dell’Ambiente Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-IREA di Napoli), centri di competenza nei settori della sismologia e dell’elaborazione dei dati radar satellitari, con il supporto dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI).<span id="more-4411"></span><br />
Grazie all’uso dei dati radar, acquisiti dai satelliti della costellazione Sentinel-1 del Programma Europeo Copernicus e ALOS-2 dell’Agenzia Spaziale Giapponese (JAXA) in forza di un accordo con ASI, il team di ricercatori CNR-IREA è stato in grado di misurare i movimenti del suolo causati dai terremoti del 18 gennaio.<br />
L’INGV ha utilizzato le mappe dello spostamento del suolo elaborate da IREA-CNR per generare un modello della faglia lungo la quale sono avvenuti, a profondità variabili tra 8 e 10 km, i 4 eventi del 18 gennaio nel giro di poche ore. Lo scorrimento massimo della crosta terrestre lungo la faglia ammonta a circa 90 cm e non ha raggiunto la superficie ma si è fermato a circa 3 km di profondità (Figura 1). Il modello ricostruito è ancora preliminare ma indica chiaramente che questi terremoti sono avvenuti sul piano di faglia regionale del Monte Gorzano, lo stesso sul quale il 24 agosto 2016 è iniziata la sequenza con l’evento di Amatrice, e su cui nel 2009 si erano verificati degli eventi più piccoli nella zona di Campotosto (Figure 2 e 3).</p>
<p><strong>Figura 1 – vista da sud-ovest della faglia del Monte Gorzano con i segmenti che si sono attivati dal 2009 al 18 gennaio 2017.</strong></p>
<p><img src="http://comunicazione.ingv.it/images/news/news/news_modello_montereale_1.jpg" alt="news modello montereale 1" /><br />
Figura 2 – Vista in pianta dei segmenti di faglia che si sono attivati dal 2009 ad oggi con eventi sismici di diversa magnitudo. E’ indicata la sorgente dei terremoti di Montereale.</p>
<p><img src="http://comunicazione.ingv.it/images/news/news/news_modello_montereale_2.jpg" alt="news modello montereale 2" /><br />
Figura 3 – Visione prospettica da ovest dei modelli di sorgente dei principali terremoti nell&#8217;area dal 6 aprile 2009 ad oggi. Si veda la figura 3 per i riferimenti geografici.</p>
<p><img src="http://comunicazione.ingv.it/images/news/news/news_modello_montereale_3.jpg" alt="news modello montereale 3" /></p>
<p>fonte ►<a href="http://www.6aprile.it/featured/2017/02/06/ingv-individuata-la-sorgente-del-terremoto-del-18-gennaio-2017.html"> 6aprile.it</a></p>
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		<title>Grandi Rischi: si dimette il vicepresidente</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Jan 2017 07:45:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Admin A©</dc:creator>
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“L’effetto Vajont” evocato dal presidente della Commissione Grandi Rischi Sergio Bertolucci, che domenica scorsa ha usato queste parole in riferimento alla diga di Campotosto, per il momento ha riguardato solo l’organismo da lui presieduto: lascia il vicepresidente Gabriele Scarascia Mugnozza, proprio in polemica con le esternazioni di Bertolucci.
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.6aprile.it/wp-content/uploads/2009/09/Faglia_Campotosto_2.jpeg" alt="" /></p>
<p>“L’effetto Vajont” evocato dal presidente della Commissione Grandi Rischi Sergio Bertolucci, che domenica scorsa ha usato queste parole in riferimento alla diga di Campotosto, per il momento ha riguardato solo l’organismo da lui presieduto: lascia il vicepresidente Gabriele Scarascia Mugnozza, proprio in polemica con le esternazioni di Bertolucci.<span id="more-4350"></span><br />
Lo scorso 22 gennaio, in tv, il presidente della Grandi rischi – riunitasi due giorni prima, dopo il forte terremoto del 18 – aveva messo in guardia: “nella zona di Campotosto c’e’ il secondo bacino più grande d’Europa con tre dighe, una delle quali su una faglia che si è parzialmente riattivata e ci possono essere movimenti importanti di suolo che cascano nel lago, per dirla semplice è ‘l’effetto Vajont’”.<br />
Un richiamo – quello alla tragedia del 9 ottobre 1963, con 1.917 vittime, causata da una frana precipitata nel bacino facendolo traboccare – che suscita subito stupore e, anche, paura. A stretto giro lo scienziato precisa che “non c’è un pericolo imminente di un ‘effetto Vajont’. Da tempo la diga di Campotosto viene studiata dalla Protezione Civile in collaborazione con l’Enel e con tutti gli organismi deputati”.<br />
E proprio l’Enel, che gestisce la struttura, a sua volta rassicura: “non si rileva alcun danno alla diga di Campotosto”, ma “alla luce della difficile situazione idrogeologica di questi giorni si è comunque deciso, come misura cautelare, estrema, di procedere ad una ulteriore progressiva riduzione del bacino”.<br />
Il presidente a più riprese spiega di essersi espresso male o di essere stato travisato e due giorni fa, sul sito della Protezione civile, pubblica una lettera in cui si assume comunque la responsabilità e che  “L’affermazione di un possibile ‘effetto Vajont’, che ha avuto larga risonanza mediatica e che ha causato apprensione nei cittadini, non è in nessun modo da ascriversi alla Commissione Grandi Rischi. Essa è il risultato di un improvvido uso del termine – scrive Bertolucci – da parte del presidente della Commissione Grandi Rischi”.<br />
Questa piena assunzione di responsabilità, tuttavia, non è evidentemente bastata al suo vice, Gabriele Scarascia Mugnozza, irritato dal fatto – a quanto si è potuto apprendere – che le parole del presidente sono state comunque associate alla Commissione Grandi Rischi nonostante nel verbale della riunione non si facesse alcun riferimento al Vajont.</p>
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